Prof. Maurizio Mondoni

Ricercatore Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (Facoltà Scienze Motorie e dello Sport), Tecnico federale del settore squadre nazionali pallacanestro

Gli anziani che, anche solo sporadicamente, svolgono esercizio fisico, hanno maggiori probabilità di vivere per un tempo più lungo: l’attività fisica è indispensabile lungo tutto il ciclo della vita.
Se l’adozione di un corretto stile di vita è auspicabile già nei primi anni, è tuttavia possibile anche in età adulta ed anziana modificare i propri comportamenti e intraprendere per la prima volta la pratica di una attività motoria, trasformandosi da sedentari ad attivi.
La vecchiaia non è un ostacolo all’attività motoria e gli individui più attivi sembrano essere quelli maggiormente “longevi”, il movimento contribuisce al benessere dell’individuo, riducendo il rischio di sviluppare patologie che possono condurre alla disabilità; inoltre, la pratica di attività motoria sembra produrre nell’anziano molteplici benefici, tra gli altri:
• sulla funzione e sulla diminuzione di rischio car¬dio-vascolare;
• a livello metabolico;
• sull’aumento e/o mantenimento della massa muscolare;
• sulla riduzione della massa grassa;
• sulla stimolazione della funzione osteoclastica dell’osso;
• sulla diminuzione del rischio di disabilità;
• sul miglioramento dello stato generale di salute;
• sulla percezione di autoefficacia;
• sull’umore attraverso la limitazione di stress, ansia e depressione;
• attraverso il contatto sociale: sperimentazione di emozioni positive;
• a livello di memoria, funzioni esecutive e velocità di elaborazione cognitiva.

Sia l’allenamento della forza, che quello aerobico apportano effetti positivi non solo alla densità ossea, ma anche all’omeostasi del glucosio e alla diminuzione del rischio di cadute, migliorando il benessere psicofisico dell’anziano e combattendo l’ipocinesia.
L’allenamento della forza produce un aumento della massa muscolare e della qualità del muscolo, mentre quello aerobico apporta benefici al sistema cardiocircolatorio, alla pressione arteriosa e al quadro lipoproteico del sangue.
Rispetto all’equilibrio, il movimento può prevenire modificazioni fisiologiche legate alla diminuzione dell’estensione dorsale dell’anca, uno dei fattori principali della perdita di equilibrio, all’aumento della cifosi dorsale, alla diminuzione della forza dei gruppi muscolari dell’arto inferiore con una conseguente diminuzione delle abilità nella marcia.
Non è pensabile che un anziano possa utilmente seguire un programma d’esercizio fisico in assenza di una adeguata spinta motivazionale.
La motivazione per iniziare un programma di esercizi è influenzata positivamente dall’autoefficacia, dal supporto sociale, dalla percezione dei benefici e dall’atteggiamento attivo verso l’esercizio stesso, mentre la percezione delle barriere e dei rischi esercita un’influenza decisamente negativa.