Cristiano Novelli

Cardiologo e medico dello sport. Allenatore di nuoto, tecnico federale ai Mondiali di Roma 2009

L’attività sportiva ha acquisito e consolidato negli ultimi decenni un ruolo dimostrato e definito nella prevenzione sanitaria, in particolare nella riduzione del rischio cardiovascolare.
Questo binomio sport-salute sta diventando e dovrà essere sempre di più la spinta motivazionale per facilitare l’avvicinamento alla pratica sportiva da parte di soggetti di ogni età, nei quali talvolta coesistono patologie di differente natura.
Tale processo di allargamento anagrafico della popolazione sportiva comporta un sempre maggior interesse da parte della medicina, anche per la necessità di valutare la compatibilità con l’attività sportiva stessa.
Per quanto attiene alle patologie dell’apparato cardiovascolare sono stati definitivamente riconosciuti come fattori di rischio elementi “non modificabili”, quali età e sesso maschile ed elementi “modificabili”, quali ipertensione arteriosa, dislipidemia, diabete, fumo, obesità. Su questi secondi elementi si esplica l’effetto favorevole della attività fisico-sportiva e molti studi scientifici hanno dimostrato come tali benefici sussistano fino ad età avanzata.
A conferma del fatto che le malattie cardiovascolari siano strettamente correlate allo stile di vita, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha esplicitamente dichiarato che il 75% della mortalità cardiovascolare sarebbe prevenibile mediante l’adozione di un corretto stile di vita, che comprende in primis l’attività fisica.
In particolare nella popolazione over-64 sono raccomandati almeno 150 minuti settimanali di attività moderata uniti ad almeno tre sedute settimanali di esercizi per l’equilibrio (volti alla prevenzione delle cadute).
E’ stato inoltre dimostrato che quanto minore è il livello di attività fisica abituale, tanto maggiore è il beneficio e che una attività ad intensità eccessivamente blanda comporta un’efficacia preventiva più modesta.
Tutto ciò è volto in ultima analisi alla finalità generale di conservare indipendenza e autostima nel soggetto “senior”, obiettivo realisticamente raggiungibile, in quanto la pratica sportiva costituisce non solo uno strumento di prevenzione delle patologie, ma anche un efficace stimolo per il mantenimento di valide relazioni interpersonali e di un ruolo sociale attivo.
I dati scientifici attualmente disponibili dimostrano che un corretto programma di attività fisica può garantire un prolungamento di 1,5-3,5 anni dell’aspettativa di vita sia in termini assoluti, che libera da malattie cardiovascolari.