CAMMINATA SPORTIVA
Alessandro Pezzatini, Campione del mondo marcia a squadre
L’evoluzione biomeccanica umana è progettata per la corsa, e camminare è un ripiego dovuto al grande impegno complessivo che la corsa richiede. Il neonato terrestre prima corre e poi impara a camminare, un movimento complesso edorganico.Le gare di resistenza di una volta erano di Marcia (ovvero il cammino con delle regole che lo caratterizzano) ma con il passare del tempo la velocità mantenuta nelle gara di Marcia (50 km e 20 km per le Olimpiadi) è arrivata a livelli a cui la maggior parte dei “corridori non Atleti” neanche può sperare di avvicinarsi e che con il cammino ha ormai poco a che vedere. A quelle velocità non c’è spazio per l’errore tecnico, interpretandole in gara la sensazione è grande. L’aumento delle capacità prestative questa volta ha tradito la sua stessa applicazione, e nel volgere del pomeriggio della vita recuperare il cammino come tale, con impegno e relativa velocità commisurate alle situazioni, è un passo decisivo per il mantenimento della forma più fisiologica di movimento, il più a lungo possibile. Il primo gesto complesso che si apprende e l’ultimo che dovremmo perdere, ecco cos’è CAMMINARE.
Se poi lo aggettiviamo con “sportivo” facciamo un salto di qualità che trasforma il quotidiano spostamento non meccanizzato in un’attività facilmente gestibile e graduabile per ogni situazione.
Dalle capacità di standing dinamico dipendono anche tutte le altre attività motorie, ed essa stessa, opportunamente gestita ed allenata (stranamente non è un “fai da te”…) può anche dare grandi soddisfazioni psicofisiche. Per non parlare delle caratteristiche “sanitarie” applicabili sia in prevenzione sia in terapia per molte disfunzioni e patologie vere. In questo caso, ancor di più, non dovrebbe essere un “fai da te”. Provare per credere.
