Marisa Antollovich

Psicoterapeuta e Psicologa dello sport. Scrive per riviste specializzate e di divulgazione. Collaborazioni con Rai2 e Sky

I benefici che l’attività fisica esercita non solo sul corpo ma anche sulla mente è un concetto valido anche per chi non è più molto giovane. Nella terza età il movimento fisico apporta un considerevole miglioramento all’intero equilibrio psico fisico, potenzia l’autostima, favorisce la socializzazione, è un ottimo antidoto alla depressione e permette di vivere un invecchiamento attivo e sereno. Ogni anziano ha bisogni e aspettative diverse, in questa soggettività va ricercata la risposta per trovare il proprio approccio alla pratica motoria. Sotto il profilo psicologico questo significa aver trovato la giusta motivazione. La motivazione è la spinta ad agire e a mettere in atto comportamenti orientati al raggiungimento di un obiettivo. Perciò più siamo motivati e meno il nostro agire ci costerà fatica perché meno ci dovremo sforzare. La motivazione può derivare dall’esterno (estrinseca) cioè da altre persone, o dall’interno (intrinseca) cioè dalla persona stessa. Per trovare la giusta motivazione quindi bisogna focalizzare attentamente alcuni punti fondamentali:

– stabilire con chiarezza la propria meta, vale a dire comprendere cosa ci si aspetta da se stessi

– dare al cervello informazioni corrette, superare i vecchi tabù e comprendere che fare attività fisica non è necessariamente sinonimo di fatica e di sacrificio.

– visionare tutti i possibili benefici della pratica motoria, non solo quelli che si ottengono a livello fisico ma anche a livello mentale e sociale,

– formulare adeguatamente gli obiettivi intermedi. Fare grandi progetti di cambiamento e voler vedere subito i risultati è deleterio. Il nostro cervello ha bisogno di gradualità e di tempo per cambiare le vecchie abitudini e acquisirne di nuove. Bisogna perciò stabilire piccole azioni quotidiane,

– iniziare dalle cose semplici. Quando si parte da zero bisogna inizialmente focalizzarsi sulle piccole azioni che richiedono poca fatica e poco sforzo di volontà,

– dare valore all’impegno. Ogni tappa raggiunta seppure minima va riconosciuta e sostenuta dal nostro Io interiore, vanno bandite dal linguaggio personale frasi di umiliazione e auto denigrazione o peggio ancora di vittimismo, preferendo parole di incoraggiamento e di sostegno.

– chiedere aiuto e affidarsi a esperti del settore. La visita medica è la prima cosa da fare, Qualche colloquio con lo psicologo dello sport lungo il percorso può servire per ritrovare il giusto equilibrio psicofisico e la motivazione adeguata per affrontare le inevitabili difficoltà.