Alessandro Pezzatini

Biomeccanico e chinesiologo funzionale, Campione del Mondo di Marcia a squadre

Le tre regole universali del movimento: NON perdere l’equilibrio, NON avvertire dolore, NON sprecare energia. Questo vale per l’Atleta, il normale, l’Anziano e chiunque altro. Per ottenere questo stato di cose in relazione ai mezzi a disposizione, ogni movimento ha una sua ragion d’essere. La Biomeccanica, pur con grande difficoltà, cerca di leggere la composizione cinematica di ogni attività motoria: il risultato che si prefigge è l’ottimizzazione del gesto. Così come per un Atleta è fondamentale l’ortodossia della tecnica in relazione al risultato, con lo scorrere del tempo tutti noi adeguiamo il nostro quotidiano alle possibilità/necessità contingenti. Un micro rialzo sotto un tallone o esercizi specifici per un singolo distretto muscolo-scheletrico sono in grado di cambiare l’intera risposta somatica e posturale in ogni atteggiamento motorio sia nel quotidiano sia finalizzato ad un’attività prestativa di mantenimento o preventiva che sia. La Biomeccanica è infatti il presupposto del contesto “posturale” al quale è inscindibilmente legata e, come è facile intuire, risponde a criteri individuali. Per questo non esistono protocolli assoluti e da questo la sua difficoltà sia di valutazione sia di intervento. Valutare la personale predisposizione o eventuali fattori negativi di ciascuno di noi è lo spartiacque tra ben finalizzare o sprecare il nostro impegno in qualsiasi attività motoria. Avere una buona messa a punto dei sistemi di movimento presuppone la conoscenza delle motivazioni (spesso inconsapevoli) di alcune strategie motorie facilmente ottimizzabili, permettendo in definitiva il mantenimento dell’integrità del sistema, comunque da “allenare” in qualsiasi situazione. Muoversi fa bene ma muoversi bene è meglio: ad esempio partendo dal cammino per arrivare ad attività più complesse la valutazione Biomeccanica può fare la differenza fra “bene” e “meglio”.