PALLAVOLO
Piero Vannucci, Medaglia d’oro Campionati Europa occidentale
Entri in un palazzetto affollato. Se sei campione vengono sempre a vederti tantissimi spettatori, entusiasticamente dalla tua parte in casa, dannatamente ostili se sono i tifosi dei tuoi avversari. Nonostante la tua lunga esperienza quando entri in campo, anche per la fase preparatoria della partita, sei pervaso dall’emozione: la folla, i colori, i suoni, le magliette degli avversari di là dalle rete. Fai i tuoi esercizi di riscaldamento rapportandoti asetticamente solo con i tuoi compagni di squadra finché…. finché … non ti avvicini alla rete per le prime schiacciate di prova. È il primo momento di simulazione dell’incontro, devi tirare la palla di là con il massimo della violenza. E, il rimbalzo della palla, soprattutto nei tre metri, produce un’eco diretta nel tuo cuore. Poi la partita, con tutti i suoi suspence e le sue emozioni. Questo da giovani campioni. Poi si invecchia, e campioni e spettatori di allora questa eco del rimbalzo del pallone per terra non lo sentono più nel cuore, ma nella mente, sede deputata per conservare i ricordi. Allora, per ripetere molti movimenti di questo sport di squadra nella versione più elementare, ti accorgi che la pallavolo, nelle sue accezioni più ampie e più basiche, la puoi praticare in tantissime salse più soft. Palleggi di gruppi di persone con l’acqua fino ai ginocchi al mare, partite sotto il sole nei campi sulla spiaggia, una rete “amatoriale” tirata su un un prato nel parco, palleggi e bagher in pineta o dovunque ci siano 50 metri quadrati di area libera da ostacoli. Non è la stessa pallavolo delle battute e delle schiacciate stratosferiche, ma ti mantiene in forma fisicamente, tiene svegli tutti i tuoi meccanismi che regolano l’equilibrio fisico, mantiene reattive le tue capacità di risposta agli stimoli. Over 64: buona pallavolo!!
