Associazione benemerita riconosciuta dal Coni World Olympians Association

Comitato Italiano Paralimpico
ANAOAI
ASSOCIAZIONE NAZIONALE ATLETI OLIMPICI E AZZURRI D'ITALIA

#olimpiciazzurri

“Sport – Metafora della Vita?” – L’editoriale del Consigliere Nazionale De Campo

ANAOAI / NAZIONALE  / “Sport – Metafora della Vita?” – L’editoriale del Consigliere Nazionale De Campo

“Sport – Metafora della Vita?” – L’editoriale del Consigliere Nazionale De Campo

“Lo Sport non è metafora della vita”. Devo pensarci e forse dovrò adeguarmi, anche se ho sempre pensato il contrario. Ho sempre considerato lo Sport come un “paradigma”, un modello di riferimento, nella vita, ma se questa sentenza/riflessione viene da Julo Velasco, allora va presa sul serio. “Chi lo ha detto che la vita sia sempre una competizione nella quale dobbiamo sapere chi è il migliore? Certo lo Sport ci dà emozioni forti, ma non è per tutti, non è detto che tutti lo devono fare. E poi la vita non un campionato, è un’altra cosa”. Lo sostiene Velasco, in un dialogo, appassionante ed intelligente, con Corrado Augias su La torre di Babele (la7). Velasco, studente di Filosofia “interrotto” dal colpo di stato militare in Argentina, quando è morto suo fratello, uno dei tanti “desaparecidos”, diventato uno dei più grandi allenatori della pallavolo, femminile e maschile, è soprattutto un uomo saggio e quando parla bisogna ascoltare e riflettere. Come fa, allora, un grande allenatore, che ha vinto tutto quello che si poteva vincere, dai Campionati del Mondo all’Olimpiade, e che pretendeva “gli occhi da tigre” dai suoi atleti, a dire che la vita non è un campionato? Forse perché è proprio così. Ci hanno detto, raccontato, quasi imposto in tutti i modi, che la vita è competizione, ma Velasco ci dice il contrario. Certo, chi ha fatto Sport ha vissuto dentro uno dei più geniali spot di tutti i tempi, attribuito al barone Pierre de Coubertin, fondatore dell’Olimpiade moderna: “L’importante non è vincere, ma partecipare”. Alla fine, però, si compete sempre sperando di vincere, anche se il più delle volte si perde. Ma possiamo vivere la vita come una eterna competizione? Forse dobbiamo ricordare che lo Sport moderno nasce in Inghilterra, tra il XVIII e il XIX secolo, durante la Rivoluzione industriale e dentro “lo spirito del capitalismo”. Misurazione dei tempi, dello spazio, dei carichi, rapporto tra fatica e riposo, produzione di merci/risultati, organizzazione scientifica del lavoro e allenamento, sono aspetti comuni ed identitari dello Sport e del sistema di produzione capitalistico. Lo Sport moderno nasce aristocratico, come vera metafora della guerra, riservato ai “migliori”, per una classe dirigente, composta esclusivamente da “gentiluomini” educati, ma si potrebbe dire “allenati”, nei college per dominare un Impero. Lo Sport, un po’ alla volta, diventa anche “democratico”, perché si dà delle regole, razionali e condivise, valide per tutti, controllate da arbitri imparziali e alla fine si apre anche alle donne. Si parte, almeno in teoria, dalla stessa linea, ma poi si vuole vincere e il migliore viene incoronato come un antico eroe. Lo Sport, ormai, è anche l’ultima trincea -forse insieme alla Scienza- che difende il “merito”, tanto invocato e così poco premiato. E poi lo Sport -secondo una riflessione che mi è particolarmente cara- condivide, anche se forse non lo sa o se ne dimentica, i valori della nostra Costituzione, a partire da quel adempiere i propri impegni con “Disciplina e Onore” (art. 54). E allora? Possibile che Julo Velasco, su questo argomento abbia torto? Davvero “lo Sport non è metafora della vita”? Faccio fatica a pensarlo, ma -forse- è proprio così. Ha senso -forse- vivere senza rincorrere sempre una prestazione, un record da superare, senza produrre sempre di più, ma quanto basta. Forse conviene (anche) fermarsi, guardarsi intorno, godere dell’istante, sorridere ai nostri avversari e riflettere. Alla fine, anche se “lo Sport non è metafora della vita”, come vuole il maestro Velasco, teniamoci lo Sport ben stretto dentro le nostre vite, perché ci insegna il rispetto delle regole e degli avversari e ci fa conoscere meglio noi stessi.

            franco del campo

No Comments

Reply