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Bragaglia Pietro: il portabandiera dimenticato. ANAOAI sezione di Cagliari

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Bragaglia Pietro: il portabandiera dimenticato. ANAOAI sezione di Cagliari

Il Barone De Coubertin, quando ebbe l’idea di rilanciare, in era moderna, gli antichi Giochi Ellenici, fissò alcuni principi: la cadenza quadriennale, la partecipazione riservata a solo Atleti dilettanti e fino al 1936, per le donne solo sporadiche comparizioni e non la totale ammissione.

La 1^ edizione fu disputata nel 1896 ad Atene, poi di seguito in altre grandi Città Europee e del Mondo, fino al 1960, quando la vera rivoluzione fu quello dell’apertura al Professionismo che, in un batter di ciglia, cambio le Olimpiadi: sempre meno sport, ma Evento Mondiale alla costante ricerca dello spettacolo e del business.

La Storia Olimpica, comunque, ci consegna sempre dei nuovi e grandi Personaggi ad ogni appuntamento, il superamento di record impensabili e coinvolge un crescente numero di spettatori che, dai Giochi sono, sono fortemente attratti. Noi vogliamo restare nell’era romantica, quella dei valori, del sacrificio, del desiderio di partecipare, ancor più dell’obiettivo di vincere e qui si apre una prateria di Personaggi mitici, pensiamo a Jesse Owens, a Pavo Nurmi, a Fanny Blankers, solo per ricordare nomi che sono nell’Olimpo più alto dei Giochi. Tra i nostri, a Londra nel 1908, uno si eleva su tutti   e diviene assoluta leggenda; ma non per avere (quasi) vinto la medaglia d’oro, ma per averla persa. Sfinito, barcollante ed aiutato a tagliare il traguardo, viene squalificato nella maratona, ma ne diviene il simbolo ed ne incarna il vero spirito olimpico: Dorando Pietri.

Con Pietri, un altro mito dello sport olimpico italiano emerge nelle Olimpiadi Londinesi: Alberto Braglia, che conquista la medaglia d’oro nel concorso individuale di ginnastica artistica e, quattro anni dopo, a Stoccolma, conquista altre 2 medaglie d’oro, nell’individuale e nel concorso a squadre con il cagliaritano Francesco Loy.  Inoltre è anche il nostro Portabandiera

Ma qui si apre una storia ancora oggi non ben definita: fu Braglia il 1° portabandiera della storia nel 1912, come è trascritto sugli elenchi conservati dal C.O.N.I. o fu preceduto da un Ginnasta di Ferrara: Pietro Bragaglia, che proprio nell’Olimpiade del 1908, quello del 1° Oro di Braglia, sfilò con il vessillo nazionale nel White City Stadium di Londra ?

L’assonanza dei nomi e la partecipazione alla stessa Olimpiade, ha creato dubbi, confusione ed una omissione del C.I.O. che non citò Bragaglia come portabandiera italiano ed ancora oggi, molti non riconoscono a Pietro l’onore della primogenitura, ma si richiamano ad Alberto quattro anni dopo.
La Palestra Ginnastica Ferrara partecipò con suoi Atleti a 5 Olimpiadi.  La prima volta fu a Londra nel 1908. La squadra della PGF, capitanata da Alfonso Manarini, meritò il sesto posto per la ginnastica di gruppo! Un suo Atleta, Pietro Bragaglia (1878-1956), fu inserito nel Gruppo Ferrarese, non partecipò ad alcuna gara, ma fu delegato quale Portabandiera dell’Italia.

A tanti anni di distanza, l’elenco del C.O.N.I., con i nomi di tutti i nostri Portabandiera Olimpici, inizia con il nome di Alberto Braglia (1912) e non ha riferimenti o scritti che indichino in Pietro Bragaglia il 1° vessillifero olimpico in quel di Londra.

Va ricordato che, a Londra, ci furono problemi con le bandiere, tanto che gli Americani manifestarono durante la sfilata non salutando il palco reale; a causa della mancata presenza della bandiera degli Stati Uniti issata  sui pennoni dello stadio. 

Inoltre, va anche precisato che il C.O.N.I. nasce nel 1914 e da allora aggiorna i propri archivi olimpici, seguendo le indicazioni e le comunicazione che arrivano dal C.I.O. Comitato Olimpico Internazionale; nei quali non vi è cenno di Pietro Bragaglia. 

Per dare “ a Cesare, quel che è di Cesare”, il giornalista Alberto Alvoni, per la Rivista emiliana Supercomuni, si è impegnato da tempo nella ricerca della verità e di chi quella verità poteva confermare: senza alcun ombra di dubbio.

Alvoni, essendo a conoscenza che Pietro Bragaglia si trasferì in Sardegna e riposa dal 1956 nel Cimitero S. Michele di Cagliari, ha pensato di contattare la Sezione di Cagliari della Associazione Azzurri d’Italia ed il suo Presidente, per avere un aiuto.

La ricerca che abbiamo attivato ha dato i suoi frutti.

Con la pronipote Francesca abbiamo disegnato l’albero genealogico della Famiglia Bragaglia e la sua storia a partire dal trasferimento in Sardegna avvenuto nel 1924 e poi ripercorso, con testimonianze, reperti e scritti, l’avventura londinese del Bisnonno Pietro che ora non ha più segreti.

L’espressione più ricorrente in Francesca è stata : Papà Mario ci ricordava spesso e con con orgoglio la partecipazione olimpica di suo nonno Pietro.

La prima puntualizzazione ha riguardato l’età di Pietro ai tempi delle Olimpiadi di Londra: non 18 anni, come riportano erroneamente alcuni scritti dell’epoca  (sarebbe dovuto nascere nel 1990), ma 29 anni.

Basti anche dire che la moglie Iole Bertoni era del 1877 e che l’unico figlio Alcide nasce nel 1905 (nel caso erroneo citato, il figlio sarebbe nato quando Pietro aveva 15 anni e la moglie Iole 28); senza dimenticare che Pietro partecipò alla 1^ Guerra Mondiale all’età di 36 anni.

Certi di aver fugato ogni dubbio sull’età, abbiamo iniziato il cammino da quando Pietro e Iole, per seguire il figlio Alcide, in forza alla Marina Militare di stanza in Sardegna, si trasferì nell’Isola; forte anche di un contratto di lavoro offerto dalla famiglia Lupi per gestire una importante flotta di pescherecci.

Alcide sposa Maria Achenza, dalla quale ha 4 figli: Piero, che muore di tifo a Villasor nel ‘44, Luisa anche Lei deceduta, Romualdo che ha 3 figli: Paolo. Alberto e Luisa ed  infine Mario; deceduto lo scorso anno, padre di Valentina e Francesca.

I ricordi di Famiglia ci raccontano che Pietro e tutti i suoi Familiari sfollarono a Villasor durante la seconda Guerra Mondiale e tornarono definitivamente a Cagliari nel 1949.

Pietro Bragaglia, come già accennato, muore a Cagliari nel gennaio del 1956 e da allora riposa nel Cimitero di S. Michele, alle porte della Città. 

Il piacevole incontro con Francesca termina con un suo comprensibile sussulto d’orgoglio e ci dice: “Nostro Padre ci ha sempre raccontato la storia del bisnonno portabandiera alle Olimpiadi di Londra nel 1908, conservando con cura i vari reperti ed ha anche correttamente sottolineato che nonno Pietro, data l’età di quasi 30 anni, non partecipò alle gare, ma fu designato a portare il vessillo italiano nella City Hall di Londra all’apertura delle Olimpiadi “.

Dubbi fugati e Cesare, pardon Pietro, è in attesa che a tantissimi anni di distanza, sia riconosciuta o quantomeno ricordata quella sua speciale partecipazione olimpica.

L’interesse che la Sezione di Cagliari, della Associazione Nazionale Atleti Olimpici e Azzurri d’Italia, ha riposto in questa indagine tempestiva, coinvolgente e positiva, non è stato solo un dovere, ma un piacere attivarla e perseguirla: per Lui e per la revisione della sua storia.

Per noi, Pietro è stato un Azzurro, il nostro 1° Portabandiera ed inoltre, riposa tra  noi da oltre 65 anni; dimenticato come sportivo, non riconosciuto come vessillifero.

Gli Azzurri della Sezione di Cagliari, il 25 novembre ha organizzato una cerimonia per ricordarne la figura ed il passato. In presenza dei Familiari e di numerosi Azzurri, è stata celebrata una S. Messa in suffragio e poi deposti dei fiori sulla sua tomba. 

Inoltre, essendo Pietro un ginnasta, ci riconduce anche a due grandi Ginnasti Sardi che nel 1912 (Francesco Loy, oro a squadre con Alberto Braglia, alle Olimpiadi di Stoccolma) e nel 1920 (insieme a Michele Mastromarino a Parigi)), salirono sul  podio olimpico nella ginnastica artistica. 

Riordinate le carte, le date, i personaggi coinvolti, è preso atto che il C.O.N.I. non può aggiornare i suoi documenti, senza una comunicazione ufficiale del C.I.O. (impossibile a 115 anni di distanza ?), non ci resta che rendere pubblica la incredibile dimenticanza e rendere omaggio a Pietro Bragaglia con una visita dove ora riposa ed un comunicato pubblico come merita. 

Infine, in sede locale, questa bellissima storia, ci darà modo di riproporre e con forza, la creazione del Museo dello Sport Sardo, strumento assoluto per non dimenticare chi ha fatto grande la Sardegna sui campi dello sport e farne tesoro per la conoscenza delle nuove generazioni.

Caro Pietro, non sapevamo nulla di te, da oggi sei un nostro importante Azzurro.

La Sezione di Cagliari  

Il Presidente Sandro Spinetti

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