Wimbledon e dintorni: l’approfondimento del Consigliere Franco Del Campo
Lunedì ci si sente un po’ “orfani”. Specialmente il primo lunedì dopo le due, ma anche tre con le qualificazioni, settimane di Wimbledon, ci si sente un po’ “orfani” di quell’erba verde, che a fondo campo diventa presto terriccio rossastro, del bianco candido -senza compromessi- delle divise e il giallo delle palline. Ogni lunedì, in realtà, ci si sente un po’ orfani di sport giocato o guardato da un pubblico sempre più globale.
Per questo i lunedì si riempiono di commenti e di gioia.
Anche questa volta si può partire dal calcio, ma non dai milioni di euro che affollano l’empireo del “calcio mercato”, ingordo e capriccioso. Meglio guardare al calcio “minore”, dei giovani azzurri che hanno vinto il Campionato europeo Under 19 travolgendo, 5-1, il temibile Portogallo. Meglio godersi anche il Mondiale di nuoto, appena iniziato in Giappone, dove gli azzurri hanno già raccolto le prime medaglie. E poi l’atletica leggera con la generosa messe di medaglie ai Mondiali paralimpici di Parigi, e agli Europei U23 in Finlandia, che ha visto subito l’oro di Larissa Iapichino, splendida figlia d’arte, nel salto in lungo.
Ma questo lunedì è soprattutto “orfano” di Wimbledon 2023. Una edizione straordinaria di “gesti bianchi” (Gianni Clerici). Il tennis è la disciplina che più amo (non ricambiato) per motivi estetici ed etici.
Wimbledon 2023 mi ha tenuto compagnia nella mia piccola convalescenza e così ho goduto fino in fondo della sua eleganza, soprattutto sull’erba disegnata dalla storia di questo Torneo, iniziato nel 1877, che ha conservato intatto il suo fascino. Mi piace, in particolare, la sobrietà dei “gesti bianchi”, il silenzio di miglia di persone che seguono gli scambi mirabolanti, trattenendo il fiato, che poi applaudono e sorridono all’unisono quando arriva il punto conclusivo, senza pregiudizi (o quasi). Mi piace -soprattutto- il giocatore che applaude l’avversario quando fa un bel punto, anche se lo trafigge. Mi piace il rispetto, quasi unanime, per gli arbitri, anche quando vengono corretti dall’ “occhio di falco” elettronico, che ormai pone fine a qualsiasi discussione.
Ma questo Wimbledon 2023 è stato storico per altri motivi.
La regola sobria e feroce del tennis, che elimina definitivamente lo sconfitto, senza possibilità di recupero, ci ha fatto vivere una finale epica, che potremmo definire omerica, tra il giovane Carlos Alcaraz, appena 20 anni, che confessa -con un sorriso disarmante- di non aver mai letto un libro in vita sua, pretendente al trono di Wimbledon 2023, già numero 1 al mondo, e il vecchio guerriero, Nole Djokovic, poliglotta, con i suoi 36 anni che “sembrano 26”, invincibile, fino a ieri, su quell’erba resa sacra dalla tradizione. Gli Dei del Tennis ci hanno regalato la finale perfetta, senza svelarci, fino all’ultimo punto, chi sarebbe stato il loro prediletto.
Alla fine ha vinto il giovane spagnolo, che ha un fisico da ventenne e la saggezza tennistica di chi ha combattuto mille battaglie. Dall’altra parte, il vecchio leone, capace di ferocia ed intelligenza, che fino alla fine sembrava quasi in grado di (ri)conquistare il trono per l’ennesima volta. Alla fine ha riconosciuto la sconfitta e si è sciolto -per pochi istanti- in un pianto tanto inaspettato quanto imbarazzante.
Adesso Wimbledon 2023 ha proclamato il nuovo sovrano, Carlos I. Del resto Wimbledon, trasuda monarchia (devo farmene una ragione). Ecco, allora, Kate Middelton, principessa del Galles, bella ed elegante, madrina di Wimbledon 2023, moglie di William, erede al trono, ma chissà quando, vista la longevità dei Windsor. Ecco il re di Spagna, Felipe, sobrio, elegante, tifoso del “suo” Carlos, che però lo ha promosso/condannato ad essere il suo portafortuna personale.
Gioia, bellezza, eleganza, tradizione nel tempio del Tennis, ma attenzione, lo Sport -alla fine- è tanto aristocratico quanto repubblicano. Gli avversari sanno già che tutto sarà rimesso in discussione quando si ritroveranno presto agli Open degli Stati Uniti d’America, che -sotto sotto- sono pure sempre una Repubblica. E noi ci ritroveremo a guardarli, ma con un pizzico di magia in meno, perché il Torneo di Wimbledon, a suo modo, rimane unico.
Franco Del Campo



