“I Giochi del Doping, in Australia 2024?” – La riflessione del C.N Franco Del Campo
Il doping ai Giochi olimpici. Non è una novità, purtroppo, ma questa volta è diverso. Non si tratta di contrastare, in tutti i modi, un’attività illecita e dannosa che moltiplica la potenza e la resistenza degli atleti con farmaci proibiti, ma esattamente il contrario. L’idea è venuta -forse non a caso- non a un medico ma a un avvocato, Aron D’Souza, che vorrebbe organizzare in Australia, nel 2024, gli «Enhanced Games», i Giochi migliorati. Dovrebbero essere una sorta di “anti-olimpiade” nella quale il doping non solo non è proibito, ma -anzi- viene promosso, “stimolato”, usato da atleti che, in modo consapevole (?), secondo il promotore, per “migliorare” le proprie prestazioni. Forse era inevitabile che prima o poi arrivasse questa proposta, blasfema rispetto all’etica dello sport, ma coerente, a quanto pare, con lo “spirito del tempo”, Zeitgeist. Secondo l’avvocato Aron D’Souza, infatti, tutto avverrebbe secondo lo spirito della “libertà”, da parte degli atleti, di fare cosa vogliono del proprio corpo, usando tutte le sostanze che ritengono opportuno per migliorare-dopare le proprie prestazioni. L’argomento, dal punto di vista etico, è meno banale e scontato di quanto si possa pensare. Anche perché, secondo l’astuto avvocato Aron D’Souza, potrebbe essere utile alla scienza per trovare farmaci utili alla longevità. Perché no? verrebbe da chiedersi. Che provino, che facciano quello che vogliono del proprio corpo e vediamo l’effetto che fa. Le discipline previste dovrebbero essere cinque: atletica, nuoto, pesi, ginnastica e sport da combattimento. Ma perché no? Se l’idea -balzana ma non troppo, specie dopo il “doping di stato”, dalla DDR, alla Russia e la Cina- prendesse piede, entreremmo in un mondo nel quale tutto è lecito, al di là della tutela, universale e costituzionale, del rispetto dell’essere umano, a partire dal suo corpo. Ancora un passo più in là e ritorneremmo ai Giochi tra gladiatori, professionisti, come già esistevano nell’antica Roma imperiale e decadente.
I Giochi migliorati, gli «Enhanced Games», nella migliore delle ipotesi, non misurerebbero il “valore” dell’atleta, ma del farmaco usato per dopare il risultato. Sul piano etico ridurrebbero la persona, donna e uomo, ad oggetto di sperimentazione, a cavia senza alcun merito, e non come soggetto responsabile delle proprie azioni, che conquista un risultato grazie a talento, impegno, fatica, sacrificio, confronto leale con gli avversari, rispetto delle regole.
Con gli «Enhanced Games» entreremmo in un mondo distopico, che già intravvediamo dietro l’angolo, come abbiamo letto nei libri e visto nei film di fantascienza, come “Hunger Games”, tanto “divertente” quanto pericoloso per il nostro “essere umani”.
Teniamoci stretti, allora, i nostri Giochi olimpici: “Citius, Altius, Fortius”, “più veloce, più in alto, più forte”, ma con le nostre sole forze, senza la corruzione del doping. Come ci ha insegnato De Coubertin in occasione della creazione del Comitato Olimpico Internazionale (CIO), nel 1894, che divenne il motto ufficiale solo durante le Olimpiadi del 1924 a Parigi, esattamente 100 anni fa.
Franco Del Campo



