LIVORNO: NEDO NADI LA LEGGENDA DELLA SCHERMA

«Siete ancora qui, Monsieur Nadi? – domandò con un’aria regalmente divertita il Sovrano in alta uniforme come si addiceva in quella solenne occasione –. Con il vostro permesso, conto di tornare ancora davanti a Vostra Maestà» rispose per nulla imbarazzato il fortissimo schermitore livornese. Quella era infatti la terza volta, in pochi giorni, che Nedo Nadi saliva sul gradino più alto del podio olimpico di Anversa e, come da previsione, non fu l’ultima. Prima che i Giochi Olimpici del 1920 chiudessero i battenti ad Alberto I° di Sassonia Coburgo Gotha, re del Belgio, sarebbe toccato premiare altre due volte l’atleta Azzurro eletto protagonista assoluto di quella Olimpiade. La storia di Nedo Nadi, a ben vedere, assomiglia a quella di un predestinato. Il padre Beppe, severo Brigadiere dei pompieri, era il maestro d’Armi e istruttore nel Circolo Fides di cui era stato fondatore. I due figli, Nedo e il più piccolo Aldo, calcarono ben presto la pedana di quella palestra. Il “training” a cui furono sottoposti i due ragazzi fu, da subito, oltremodo duro in quanto il padre trattò i suoi figli senza sconti, allenandoli con la stessa intransigenza riservata agli altri aspiranti schermitori. L’insegnamento del Fioretto e della della Sciabola fu preferito all’insegnamento della Spada, le cui regole di assalto meno rigide, erano ritenute dall’intransigente Beppe Nadi non adatte all’etica schermistica. Ma non per il piccolo Nedo che, affascinato proprio dalla sostanziale assenza di convenzioni che rendono l’assalto con la Spada molto simile ad un vero duello, decise di impararne la tecnica studiandola di nascosto al padre. I due fratelli crebbero dunque a pane e scherma ed i risultati non tardarono ad arrivare. Nel 1905, appena dodicenne, Nedo vinse la sua prima gara di Fioretto a Vigevano nella categoria giovanetti mentre nel 1909 riportò a Vienna il primo successo internazionale nel Torneo dell’Imperatore al cospetto dei più forti schermitori dell’epoca. La Federazione, colpita da tanta bravura, lo convocò, appena diciottenne, nella squadra che avrebbe gareggiato all’Olimpiade di Stoccolma del 1912. Una fiducia ben ripagata con la vittoria nel Fioretto individuale dove, tra la sorpresa generale, il nostro campione sconfisse in finale il celeberrimo connazionale Pietro Speciale. Fu quello l’unico oro olimpico nella Scherma in terra scandinava e ciò fece aumentare oltre misura le già considerevoli quotazioni dell’atleta livornese. L’irresistibile scalata al successo, fu però interrotta dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale dove, Nedo arruolato come ufficiale di Cavalleria, fu impegnato per quattro anni al fronte distinguendosi per coraggio ed abilità, meritando due decorazioni al valor militare ed avendo anche la soddisfazione di essere uno dei primi italiani ad entrare nella Trento liberata. Con la fine del conflitto il campione livornese riprese ad allenarsi con determinazione e sacrificio ed in poco più di un anno, riuscì a tornare ai suoi massimi livelli. Iniziò quindi una corsa contro il tempo; il suo chiodo fisso era infatti la partecipazione ai Giochi Olimpici di Anversa del 1920 con un sogno nemmeno tanto segreto di vincere la medaglia d’oro nelle discipline del Fioretto, Sciabola e Spada sia nelle gare a squadre che in quelle individuali. Mai sogno fu così vicino ad essere realizzato al cento per cento!

Da vero leader trascinò i compagni di squadra sul più alto gradino del podio olimpico in tutte e tre le discipline vincendo il Concorso a squadre rispettivamente contro Francia, Belgio e ancora Francia. Ma il campione livornese non si adagiò sugli allori! In uno stato di forma strepitosa si aggiudicò l’oro nel Fioretto individuale, battendo in finale il francese Cattiau e l’oro nella Sciabola, sconfiggendo il fratello Aldo dopo una finale che scatenò l’entusiasmo del pubblico presente, ricordata come uno degli assalti più belli che la storia schermistica ricordi. Mancò l’en plein perché non riuscì a disputare la gara di Spada individuale a causa di un improvviso quanto violento attacco intestinale che, debilitandone le forze, gli impedì di salire in pedana per completare l’opera che aveva tanto sognato! Con cinque ori al collo l’Olimpiade di Anversa aveva consacrato un atleta formidabile e il suo bottino di medaglie d’oro nella Scherma in una sola Olimpiade rimarrà ineguagliato fino ai giorni nostri.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *