TRIESTE. 100 anni di Triestina. Gli Azzurri aprono il festival delle cerimonie

La Triestina e Trieste, Trieste e la Triestina. Cento anni di gesta sportive, uomini e momenti che hanno fatto la storia della città, attraverso un secolo travagliato e sofferto, racchiuso in un lampo di ricordi che uniscono idealmente la città appena uscita dalla prima guerra mondiale all’attuale ponte che collega la gloriosa Unione all’Australia. È la storia della Triestina che incarna i versi di Umberto Saba, una storia custodita nella scontrosa grazia decantata dal poeta in “Trieste”. Un amore puro e sincero per una mula giovane cent’anni. In occasione della “Festa degli Auguri” presso la “Mostra-videoteca azzurra” allo stadio Rocco, l’Associazione Nazionale Atleti Olimpici e Azzurri d’Italia ha aperto il festival delle celebrazioni per il centenario. Sono stati Bruno e Tito Rocco, figli del Paròn Nereo, con la Presidente degli Azzurri Marcella Skabar Bartoli e il grande cronista Bruno Pizzul, decano dei giornalisti sportivi, a passare in rassegna i nomi degli Azzurri che hanno fatto la storia della Triestina, da Mihalich, Grezar, Colaussi, Pasinati, Blason, David, Ferrini, a Ispiro, Loik, Maldini, Presca, Trevisan, Valcareggi, Radio, fino all’attuale unico Azzurro Andrea Petagna. I calciatori di Serie A presenti Nuciari, Giacomini, Boscolo, Bresolin, Merkuza, Montiglia, Varljen, hanno portato le loro interessanti e storiche testimonianze. Il past-president più amato dai tifosi Giorgio Del Sabato ha donato al plenipotenziario della Triestina Mauro Milanese un quadro con foto di Alcide De Gasperi datata 1947, con dedica “Alla squadra della Triestina Calcio dal suo primo ammiratore”, con la motivazione che ora la squadra ha finalmente un presidente degno. L’ultimo capitolo della favola centenaria della Triestina l’ha proprio raccontato Mauro Milanese, intervenuto a salvare la creatura dopo l’ennesimo fallimento assieme al cugino italo-australiano Mario Biasin, partito piccino come tanti triestini nel ’54 a bordo del piroscafo Castel Verde e richiamato dal cuore al capezzale della sua città natale, nonostante i 14.000 chilometri che distanziano Trieste da Melbourne. “La vostra gloria undici ragazzi, come un fiume d’amore orna Trieste” scriveva il poeta Saba. Fortunato chi indossa oggi quella maglia, il cui valore dipinto su un’Alabarda tratteggia l’ambizione di una risalita tanto auspicata. Il sogno più bello per un nuovo centenario tinto d’azzurro da raccontare a chi verrà. Banchetto finale beneaugurante con il Rettore più sportivo d’Italia, Autorità varie, e tanti Azzurri con tanti amici per guardare ad un Nuovo Anno sempre più Azzurro.

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